A Carnevale ogni dolce a base di burro vale

Il Carnevale è una festa legata alla tradizione cristiana e, paradossalmente, si contraddistingue da qualsiasi altra festa del calendario per essere una celebrazione estremamente pop, ovvero piena di colori sgargianti, maschere irriverenti e musica trascinante: un pò come se gli anni Ottanta potessero trasformarsi magicamente in una festa.

Il nome “Carnevale” deriva dal latino “carnem levare” – letteralmente “togliere la carne” – in quanto con questa ricorrenza ha inizio il periodo di penitenza cristiana prima di Pasqua: l’ultimo giorno del Carnevale è per l’appunto il Martedì Grasso, che con i suoi estremi carnascialeschi precede il Mercoledì delle Ceneri, ovvero l’inizio della Quaresima.

In Italia, il Carnevale è considerato un momento per festeggiare, divertirsi e, ovviamente, mangiare tanto, e bene. Tra tutte le ricette tradizionali italiane, durante questo periodo, risaltano soprattutto i dolci, che solitamente sono particolarmente burrosi, zuccherosi e quasi certamente fritti. Per questo motivo, noi di Orto in Tasca abbiamo pensato di proporvi qualche spunto affinché vi adeguiate allo spirito di questa giocosa festa non solo con travestimenti, ma anche con una sferzata di allegria (e un’incetta di calorie) nella vostra cucina.

Non sono tutte “chiacchiere”, ma sono anche frittelle. E castagnole.

Gli Antichi Romani le chiamavano frictilia e le cuocevano nel grasso di maiale in occasione dei “Saturnali”; mia nonna le chiama “crostoli” e le frigge in litri e litri di olio che impregnano con il loro odore la casa per qualcosa come due mesi: sto ovviamente parlando delle chiacchiere, ovvero del dolce più famoso di Carnevale.

Nonostante le molteplici forme dialettali (c’è infatti chi le chiama “frappe”, chi invece “bugie”, o ancora “galàni”, “rosoni”, “cenci” o “pampuglie”), questo dolce è facile da individuare sul bancone di una qualsiasi pasticceria italiana: fatto a strisce sottili, friabili e dentellate, e infine spolverato giusto con un leggero velo di zucchero bianco o a velo, il “crostolo” è un’equilibrata miscela di farina, burro, zucchero e olio vegetale per friggere (anche se l’impasto può anche essere cotto al forno) che semplicemente non può mancare in un menù di Carnevale che si rispetti.

Anche le frittelle, anticamente diffuse in gran parte del Mediterraneo, sono collegate immancabilmente alla tradizione delle frictilia. Questa vivanda fritta ha riscontrato maggiore successo, fra tutte le regioni d’Italia, nel Veneto, dove ai tempi della Repubblica Serenissima venne nominato “dolce nazionale”. Morbide, corpose e burrose, le frittelle possono essere cave o ripiene di crema pasticcera, uvetta o cioccolato. Noi di Orto in Tasca, però, le preferiamo naturali e cosparse con un leggero strato di miele o di sciroppo d’acero.

La ricetta delle castagnole, invece, pur essendo molto antica, molto probabilmente non risale ai tempi dei Romani. È infatti stato ritrovato nell’archivio di stato di Viterbo un volume manoscritto del Settecento in cui sono descritte ben quattro ricette di castagnole, di cui una prevede la cottura al forno. Tuttavia, l’unico metodo di cottura universalmente accettato da qualsiasi bambino vestito da Zorro o Principessa è quello della frittura: solo in questo modo, queste “favette” di uova, farina, zucchero e burro, acquistano il loro sapore indimenticabile che impasta e delizia i palati di grandi e piccini.

Migliaccio, sanguinaccio e Hannibal Lecter.

Sempre sull’onda del cibo iper-calorico e delle abbuffate di Carnevale, troviamo due ulteriori ricette estremamente interessanti, ovvero quella del migliaccio e quella del sanguinaccio. Il migliaccio, dolce tipico di Napoli, è un tipo di torta a base di semola di grano, latte, vaniglia, burro, uova, zucchero, limone e ricotta. Alcuni ricettari dell’Ottocento lo descrivevano come una sorta di sanguinaccio, laddove il sangue di maiale, ingrediente essenziale del piatto citato, veniva impastato con il miglio che componeva il migliaccio, rendendolo una specie di polenta fritta o cotta al forno.

Il sanguinaccio, invece, come suggerisce il termine stesso, è una crema dolce a base di cioccolato fondente amaro e aromatizzata con sangue di maiale fresco. Questa ricetta è stata associata principalmente alle regioni della Basilicata e della Campania, ma è consumata in molte altre zone d’Italia, dove il sanguinaccio viene spesso servito su pane o su savoiardi. Inoltre, il sanguinaccio è anche sbarcato ad Hollywood. Tuttavia, lo ha fatto in uno dei modi più bizzarri possibili. Questa leccornia meridionale può infatti vantare di essere il dolce preferito di “nientepopodimeno” che Hannibal Lecter, il noto criminale cannibale interpretato anche da Anthony Hopkins e da Mads Mikkelsen in diversi lavori degli Studios.

Beh, insomma,come dargli torto?

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Alessia Sofia Giorgiutti

23 anni, viaggiatrice instancabile laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ha acquisito la sua esperienza negli ambiti della comunicazione e della produzione creativa direttamente su campo, tra Italia, Finlandia, Regno Unito e U.S.A. Ad oggi si occupa di elaborazione e traduzione di contenuti scritti per imprese italiane e lavora come consulente social media per le campagne socio-politiche EU Neighbours East e #EU4Energy della Commissione Europea per conto della compagnia di ricerca e consulenza economica Ecorys.

Per contatti: alessia.s.giorgiutti@outlook.com
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