Frutta esotica vs frutta nostrana: scopriamo le differenze

Questo mese parliamo di un argomento sempre più attuale: la frutta esotica. In Italia i dati sulle importazioni di frutta esotica confermano un mercato in crescita e attento alle novità, con trend più che positivi. I frutti più in risalita sugli scaffali dei nostri supermercati sono avocado, mango e papaya, mentre gli ormai classici banana, kiwi, noci di cocco e ananas hanno dei trend che sono stabili se non in calo.

TROPICALE indica la provenienza di questi prodotti, cioè l’area geografica: una fascia che circonda tutto il globo, compresa tra i due tropici; in realtà, la maggior parte dei frutti tropicali viene prodotta anche poco al di fuori, in zone caratterizzate da clima subtropicale o mediterraneo.

Non tutti sanno che la maggior parte dei frutti nostrani non è, in verità, originaria della penisola italiana: pesche, albicocche, kiwi, mele, pere, melograno, agrumi, fichi d’india e molti altri sono presenti sul territorio grazie a un’importazione talmente antica da averne perso memoria.

Il ruolo dietetico dei frutti tropicali può cambiare sensibilmente in base alla composizione nutrizionale. Semplificando al massimo, potremmo dire che quelli aciduli e dolci hanno le stesse funzioni dei frutti nostrani, mentre i frutti tropicali grassi andrebbero trattati allo stesso modo della frutta secca o semi oleosi.

Entriamo più nel dettaglio andando a fare un confronto tra frutti Tropicali VS Nostrani

Differenze nutrizionali

I frutti nostrani hanno caratteristiche più o meno simili tra loro. Sono infatti fonte di acqua, fruttosio, Fibre, Vitamine idrosolubili e liposolubili (vit C e vit A), Minerali (potassio e magnesio), antiossidanti, Fitosteroli mentre contengono quantità irrilevanti di proteine e lipidi, mostrando un apporto calorico di bassa o media entità. Esistono però delle eccezioni, ad esempio le castagne, ricche di amido, quindi più caloriche, e i semi oleosi o frutta secca ricchi in grassi (di tipo insaturo, quelli “buoni”), vitamine liposolubili (vit E e vit D), minerali differenti (selenio). Tra i frutti tropicali, troviamo prodotti anche molto calorici, con una prevalenza di grassi (di tipo saturo, quelli “cattivi”) e abbondanti quantità di nutrienti solitamente poco presenti (vitamina E in avocado e cocco).

Differenze di prezzo

Se da un lato i frutti tropicali attirano l’attenzione dei consumatori grazie al loro aspetto, profumo e sapore diverso da quelli a cui siamo abituati, dall’altro scoraggiano a causa del loro costo elevato. Negli ultimi anni si stanno sviluppando anche nel Sud Italia coltivazioni di frutti tropicali quali mango e avocado, e ciò potrebbe ovviare almeno in parte il costo finale al consumatore.

Quale IMPRONTA ECOLOGICA?

Non è da sottovalutare l’impatto ambientale che l’aumento del consumi di frutti tropicali sta avendo sull’ecosistema globale. Innanzitutto si deve considerare lo sfruttamento del territorio agricolo nei paesi d’origine, dove spesso gli agricoltori sono sottopagati per la loro merce. Bisogna considerare anche i trasporti da così lunghe distanze, che possono essere via mare o via aerea (a seconda del trasporto il prezzo del prodotto al consumatore varia).

Quello via mare sicuramente più economico e con minor impatto ambientale, offre dei frutti che, a livello nutrizionale e anche di gusto, non hanno nulla a che fare col frutto vero, in quanto vengono raccolti a maturazione NON completa e giungono sui banchi dei mercati dopo parecchi giorni, terminando la maturazione in stiva. Il trasporto per via aerea, decisamente più impattante a livello ambientale e con un costo decisamente superiore, offre però dei frutti con valori nutrizionali e gusto decisamente più vicini a quelli del frutto consumato in loco, in quanto il trasporto avviene in 24-48 ore al massimo.

Anna Marchioli

Dopo la laurea in scienze biologiche a indirizzo fisio-patologico (vecchio ordinamento), ho deciso di prendere la strada della ricerca scientifica, avendo avuto la possibilità di proseguire i miei studi della tesi di laurea con un Dottorato di Ricerca in patologia sperimentale e clinica, conclusosi nel 2010.
Viste però le scarse possibilità di continuare nel campo della ricerca, ho deciso di uscire dal mondo universitario e per un periodo ho fatto l’informatrice medico-scientifica, per poi passare ad iniziare ad occuparmi di alimentazione.
"Il primo approccio è stato in un centro che si occupava della vendita di integratori e dava delle consulenze nutrizionali gratuite, ma molto approssimative. Da lì ho iniziato ad informarmi, a fare dei corsi di approfondimento ed ho capito che la cosa mi appassionava moltissimo, così una volta conclusa l’esperienza, ho deciso di iniziare a fare la nutrizionista.
Dopo un primo studio aperto a Trieste, mi è capitata l’occasione di collaborare, e soprattutto praticare, come nutrizionista all’interno di un centro dimagrimento. Avevo molta più libertà per la preparazione dei piani alimentari e, grazie ai continui corsi e aggiornamenti, ho potuto mettere in pratica soluzioni sempre più personalizzate per le persone che si presentavano al centro.
Ho iniziato molte nuove collaborazioni con palestre, con centri polimedici e ho iniziato l’attività di docenza all’ENAIP dove mi occupo di insegnare elementi di nutrizione agli aspiranti OSS, un’esperienza molto interessante e soddisfacente. A breve aprirò assieme ad una collega psicologa uno studio a Udine.

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Cellulare: +39 338 7564589
Anna Marchioli
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